Friuli Venezia Giulia - 8° raduno dal 29/05 al 02/06/2018

In Friuli Venezia Giulia per il raduno 2018

di Piero Fantozzi

 

Ti aspetti di partecipare ad  un raduno con molti ruoli: ospite, turista, invitato, curioso.
E tutto questo, nel ritrovarci in Friuli Venezia Giulia, c’è stato.

Ti aspetti poi che chi organizzi non lo faccia da solo: però notare che un team di numerosi soggetti provvedano a guide, visite, incontri importanti, dalla busta con libri e brochure fino all’incontro – che ci ha onorato – con sindaci di importanti città, magari non te lo aspetti.

Il viaggio per Udine non è breve, ma le sorprese che ti riserva sono tante, dal fatto che abili animatori siano architetti nel tempo liberi, e che medici specialisti ti facciano da guida, fino a scoprire che “Ce biel cischiel a Udin” magari è bello ma non è un castello, è tutta un’altra storia.

Si cena davanti al sedicente castello con bella vista panoramica, e si dibatte sulla tipologia dei formaggi serviti, ma non si sa ancora quel che ci aspetta.

Tra di noi c’è chi ha avuto  ambedue i nonni protagonisti e reduci dell’apocalisse della grande guerra, ad Asiago l’uno e sul  Trasimeno e Piave l’altro. Non poteva mancare una giusta commozione nella visita a Redipuglia: guai a non trasmettere – o tentare di farlo – valori e ricordi, che comunque restano nel cuore e nella mente di chi ha  avuto la sorte di riceverli da chi quella guerra l’ha fatta. E a poco servono, in questo caso, grandi opere d’arte, libri e film: Addio alle armi, La grande illusione, Orizzonti di gloria. Documentari e immagini impressionanti non devono essere rimossi dai nostri ricordi, ma rinforzarci negli animi.

Giusto per restare nelle sorprese, ecco gli investimenti culturali fatti ad Aquileia, dove eccellenti guide hanno fatto capire anche a chi c’era stato un paio di volte cose, angoli, curiosità e scoperte mai prima sospettate. Dimenticavo: dopo la ribolla gialla della sera prima il vino di Aquileia non ha sfigurato.

Per vedere la sfilata del 2 giugno dalla tribuna basta chiedere alla competente Direzione ministeriale, ma per assistere alle prove della PAN bisogna venire qui a Rivolto. E’ come assistere all’anteprima di uno spettacolo teatrale, solo che qui i dialoghi si svolgono a mille all’ora, e piccole sfumature vengono corrette un po’ alla volta. Chi scrive ha assistito a diverse esibizioni di pattuglie acrobatiche di molte nazioni, ma mai a prove: garantisco che è stata una bella novità. Così come scoprire di avere più di un amico in comune col munifico proprietario della vicina cantina. Uno pensa di scolarsi un bel po’ di vino, e va bene, c’è stato anche quello, ma mica ti aspetti di sentir suonare l’impareggiabile Giusti su un pianoforte storico (promesso a Putin, si, proprio quello)  di vedere esposta una gondola, nei pressi di un carretto siciliano di quelli dipinti, nonché set di bicchieri e bottigline da viaggio ottocentesche e, nientepopodimeno che un juke box. Funzionante.
Adesso c’è da vedere chi è riuscito a registrare il magnifico coro  che si è esibito nel duomo di Spilibergo, dalla cui scuola mosaicisti dove provengono meravigliose opere, tra cui quelle del Foro italico di Roma, che ho visto centinaia di volte ma dei quali ignoravo fattura e provenienza. Non è mai troppo tardi.

E poi: ospitalità va bene, però farci venire tutti, ma proprio tutti, nel  giardino di casa tua per rinfrescarti con – che novità – con dell’ottimo vino fresco, è veramente un colpo da maestro: grazie Frigi.

Qui va fatta una digressione: le nostre accompagnatrici hanno fieramente combattuto stanchezza, marce, disagi e compagni di vita, ma tempi e ritmi hanno loro impedito di soffermarsi troppo davanti a tentatrici vetrine e scintillanti negozi, impedendo disastrosi effetti sulle carte di credito familiari. Grazie Frigi, e brave tutte!

Il sindaco di Trieste ci ha accolto e ricevuto nella sala consiliare del capoluogo: un onore inaspettato: ancor più per chi ha passato anni nelle sale d’aspetto dei Palazzi. E poi: arrivare a Miramare via mare (perdonate la rima, ma gli anni pesano per tutti) e scoprire che di non ricordare che delle visite precedenti era sparito il ricordo del parco, del piano superiore, e di tanto, tanto altro: ma le due dotte, belle e simpatiche guide hanno provveduto a colmare la lacuna.

“Non bisogna farsi scappare queste opportunità”: ecco una frase, pronunciata all’inizio del raduno, certo da far tesoro. Non consegnarsi mani e piedi al formidabile sommelier della cena di chiusura né del vino dei colli orientali: ecco un’altra cosa da ricordare, assieme al raffinato menu, tutto basato su prodotti locali e legato a proverbi dialettali friulani. Lo so perché avevo con me un’interprete bravina.

Non riesco a ricordare che qualcosa sia andato storto. Adesso ci penso, poi farò sapere: anticipo, a nome – credo – di tutti – un encomio all’organizzatore ed al siìuo tea, che ci ha fatto sentire ospiti, turisti, invitati, curiosi e ci ha mostrato tanti aspetti, culturali, storici, gastronomici del Friuli. E A villa Manin ci tornerò per conto mio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 






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